
lunedì, 07 gennaio 2008
20:01
Nel delirio più improbabile e comico che è seguito all'uscita di Harry Potter e i doni della Morte (settimo nonchè ultimo - seeeeeee, se ci credo io! La Rowling non è così invornita da uccidere la sua gallinella dalle ovette d'oro - libro del ciclo del maghetto occhialuto), io mi ritrovo a fare una coda assurda in libreria assieme a tanti ragazzini e a tanti genitori felici come pasque. Nell mie manime però stringo forte forte un libro che aspettavo da una vita: Nemesis di Danila Comastri Montanari, quattordicesima agognatissima avventura del senatore romano Publio Aurelio Stazio. Ma si potrà essere innamorate perdutamente di un senatore romano del 42 d.C. sessuomane e libertino e pure mai esistito?!?! Sì che si può, se si è cominciato a leggerne le avventure mille anni fa :)
Io me lo immagino simile a George Clooney... zzzt, non ditelo a nessuno!
La verità è che io sono un po' (molto) fatta così: amo le serie, mi appassiono a telefilm, a fumetti, a film con numeri dopo il titolo, a tutto ciò che impone e presuppone un "to be continued". E' più forte di me. Forse, a ben studiare la cosa, potrei scoprirmi mancante di qualche affetto o consumata di solitudine... direi piuttosto che quando mi piace una cosa, vorrei non finisse mai :)
Ho adorato immediatamente tutti, e dico tutti, i personaggi inventati dalla Montanari, caratterizzati come macchiette, eppure umanissimi e splendidamente strutturati. Castore è nettamente il mio preferito!!! Lo adoro semplicemente! Un briccone della peggior specie: ladro, furfante, bugiardo tuttofare al servizio del senatore Stazio, ma se non ci fosse lui, ragazzi, sarebbe finita da un pezzo!!!
Non sono libri dalle grandi pretese; sono gialli storici dalle trame piuttosto classiche (ma mai banali, mai, e ve lo dice un'esperta) eppure davvero molto ben fatti: l'autrice è particolarmente attenta ad ambientazioni e tradizioni, non risulta mai pesante, saccente o pedante quando racconta della Roma al tempo dell'Imperatore Claudio (e Messalina!!! Non ce la scordiamo, visto che ha avuto particolarmente a che fare con Aurelio pure lei!!!) ed ha la capacità di rendere storie stracolme della virtus romana, con tragedie, uccisioni, suicidi, tradimenti, in modo buffo e attualissimo.
Dello stesso filone narrativo fa parte anche la serie sulle indagini di Marco Didio Falco, scritta dalla brava autrice inglese Lindsey Davis, che fa muovere il povero (in tutti i sensi, poverone!) Marco in qua e in là per l'Impero Romano nella seconda meltà del I secolo d.C. (in quel di Vespasiano, per intenderci). Ma è tutta un'altra storia, ovviamente ;)
Ehi!!! Ma con questo non voglio dire che non comprerò Harry Potter e i done della Morte! Tranquilli!!! :) Privarsene vorrebbe dire essere prese per il culo a morte da una quindicenne un po' troppo sveglia per tutto il viaggio verso 4 cricetini teutonici il 26 marzo! No no no, affilerò le mie armi, bamboccetta! ah ah ah 
domenica, 28 ottobre 2007
22:11
Titolo: Il Budda delle periferie
Autore: Hanif Kureishi
Casa Editrice: Tascabili Bompiani
Anno 1° pubblicazione: 1990
Niente da dire: ho una predilezione per i romanzi d’esordio. Eppure Il Budda delle periferie finisce inesorabilmente tra i primi posti tra le mie storie preferite. Un esempio di Bildungsroman come pochi se ne sono visti in giro dopo il Wilhelm Meister . Due sono i macrotemi che ne compongono la trama: il contrasto e lo scontro generazionale (tra genitori e figli) e il complesso e frastagliato mondo degli immigrati dal subcontinente indiano nella Londra degli anni settanta. Le avventure pazze e toccanti di Karim, adolescente metà indiano e metà inglese, ci portano attraverso un lungo viaggio, popolato da personaggi stupendi e stupefacenti e vivacizzato da storie multirazziali e psichedeliche. Lo stile di Kureishi (che lascia intravvedere molto della sua stessa biografia nelle vicende di Karim) è perfetto: sincero, ironico, veloce (si legge da solo!) in una parola: irresistibile. A scandire i passi del giovane protagonista ci sono dotte citazione, da Dante a Virgilio, da Sofocle a Dickens, da Balzac a Ibsen, da Kipling a Calvino. Il ritmo ce lo regala una colonna sonora da urlo (per chi ama il beat, il punk e la new wave) tutta suonata nella testa del confuso karim. Un libro che ha vinto il Whitbread Prize come miglior romanzo del 1990 e che, senza volerlo, è diventato un cult. Anche qui l’incipit è davvero d’obbligo per capire l’energia di questo libro:
Mi chiamo Karim Amir e sono un vero inglese, più o meno. La gente mi considera uno strano tipo di inglese, come se appartenessi a una nuova razza, dal momento che sono nato dall’incrocio di due vecchie culture. A me però non importa, sono inglese (che la circostanza mi riempia di orgoglio), vengo dalla periferia a sud di Londra e sto andando da qualche parte. Forse è stato lo strano miscuglio di continenti e sangue, un pezzo qui e uno là, l’avere un senso di appartenenza e il non averlo, a rendermi una persona irrequieta, che tende ad annoiarsi facilmente.
Concludo con una personalissima dichiarazione d’amore per Jamila, ragazza forte e strana, intensa e terribilmente leggera a volte, un personaggio che ho amato immediatamente, simbolo delle donne nel loro momento storico più infuocato e difficile; dopo il protagonista, il personaggio meglio studiato e concepito. E se ancora non vi ho convinto a leggere Il Budda, allora vi dico che Salman Rushdie l’ha adorato…
lunedì, 22 ottobre 2007
20:44
Titolo: Il venditore di armi
Autore: Hugh Laurie
Casa Editrice: Marsilio
Anno 1a pubblicazione:1996
Ho acquistato questo libro spinta, come immagino molti altri, dal nome dell'autore, ben noto a chi, come me, non si perde da anni una puntata del Dottor House.
Mr. Laurie, all'epoca della prima pubblicazione non si sognava neanche di Vicodin e bastone: era solo un attore britannico con innato talento per la commedia very british. Eppure il gioiellino che mi vanto di tenere tra le mani sembra essere uscito dalla penna di uno scrittore esperto, non certo di un principiante. 349 pagine di autentico british wit e divertimento: quest'opera d'esordio ha tutta la freschezza e l'originalità di un'opera prima. Umorismo, letali battute e personaggi tanto affascinanti quanto esilaranti si uniscono all'azione dei filmoni americani da record di incassi. Lo stile di Mr. Laurie è davvero accattivante: la lettura risulta veloce e piacevole, scandita dal suo tocco comico e da arguti dialoghi più unici che rari. Un esempio? L'incipit:
Immaginate di dover rompere il braccio a qualcuno. Destro o sinistro, non importa. Il punto è che dovete romperlo, perché se no... be', nemmeno questo importa. Diciamo che se non lo fate vi succederanno brutte cose. Ora, la mia domanda è questa: rompete il braccio in fretta (snap, ahi!, scusi, mi permetta di aiutarla con questa stecca di fortuna), oppure trascinate la faccenda per otto minuti buoni, aumentando di tanto in tanto la pressione a dosi minime, finché il dolore diventa rosa verde e caldo e freddo e del tutto insopportabile, da ululare?
In ultima analisi, mi sono divertita un sacco nel leggere Il venditore di armi e lo consiglio a chi, come la sottoscritta, vivrebbe di spaghetti e thriller. Ma anche a tutti gli altri, perché no :) Non vi scriverò della trama perchè, come ogni giallo che si rispetta, merita la suspense del caso.
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Template che rispecchia molto la mia personalità , un po' infantile ed immatura, ma calda, dolce, sofffice e rassicurante come una paperella di peluches che sembra voler dire: "Sono qui, sono io, sono buffa, rotonda, e un po' storta, ma sono qui. Gioca con me" |
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Arrivata a 30 anni me ne sento 17. Fangirl, ovviamente 17enne e cretina, di Vegeta, Robbie Williams, Take That, Tokio Hotel, Terence Trent D'Arby, Christian Kane, e Simply Red. Adoro Peter Jackson e Britney Spears solo quando trasudano trash. Amo Lucio Dalla, Raffaella Carrà e Renato Zero. Sono la massima autorità in Emilia Romagna quando si tratta di serial tv americani anni '80 e '90, tanto da aver scritto una tesi da 30 e lode per l'Università di Bologna. Esperta nell'arte di rompere le balle in spiaggia ad amici e parenti. Divoratrice di libri gialli e thriller, di fanfictions e di manga. Da grande vorrei diventare come Jessica Fletcher. E sposare Indiana Jones.
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Love: Ricky, la musica, i libri, la tranquillità, il mio divano, i seriels
Hate: gli insetti, il silenzio, il vento, la fretta, l'ignoranza, l'intolleranza
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'*loading*'
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Ceci77 in lavorare lavorare la... sara2005 in lavorare lavorare la...
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La lista è lunga, datemi il tempo di capire da dove iniziare ;)
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...Senta, signore, non ci crede nessuno! Tutti hanno delle storie da raccontare! Io vi ho appena detto che per quindici anni ho dormito nello stesso letto insieme a mia moglie, nella stessa camera dello stesso appartamento e nello stesso quartiere di Tokyo...e siamo così tanti, e tutti così diversi! Basta che mi raccontiate come andate al lavoro ogni mattina nel posto dove vivete, e per me è già una storia! Una leggenda! Scusatemi, sono stanco e un po' stressato, di solito non parlo così, ma penso che quando ci si ritrova insieme in questo modo ci sia bisogno di qualche storia. Si sentì una voce: Io ho una storia da raccontare. Così, semplicissimo. ...
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Moderno Decameron, in cui si intrecciano storie tra fiaba e parabola, tra sogno e realtà , storie intrise di forte spiritualità e di umanità , storie che sembrano esistere al limite della tradizione e della contemporaneità . Un ciclo di storie narrate con l'espediente boccaccesco di una cornice attuale, ma che ci racconta il mondo di oggi con le sue contraddizioni e i suoi compromessi. Sono le voci di tredici persone intrappolate nell'areoporto di Tokyo, tra bagagli silenzionsi e paure nascoste, che ci raccontano se stessi e la natura umana con i suoi bianchi e neri.
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Laurearmi
Andare a convivere
Dimagrire
Avere "quella" cucina
Essere assunta fissa al lavoro
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